Dolcetto d'Alba e di Diano d'Alba

Il Dolcetto, presente nei vigneti piemontesi con estensioni imponenti, pari a quelle del Nebbiolo e della Barbera, è tutelato da disciplinari che differenziano sette diverse DOC: Dolcetto d'Acqui, di Asti, delle Langhe Monregalesi, di Dogliani, di Ovada, di Alba e di Diano d'Alba.

Caratteristica comune a tutti è che l'uva dev'essere Dolcetto al 100%; non sono consentite aggiunte, e le differenze, quando ci sono, sono dovute quindi alle diverse condizioni di terreno e di clima, che possono variare anche impercettibilmente in un'area di pochi chilometri quadrati.

Per produzione e qualità, il Dolcetto d'Alba e quello di Diano d'Alba sono, per costanza di riconoscimenti internazionali, i più noti. I due vini si differenziano infatti dagli altri per una maggior ricchezza di corpo. Il Dolcetto viene vendemmiato alla fine di settembre; la fermentazione si sviluppa in vasche generalmente in acciaio inox, talvolta in cemento,mentre la maturazione avviene in botti di rovere di varie dimensioni senza passaggio in barrique.

Quando il vino supera i 12,50 ha diritto alla qualifica Superiore e a un invecchiamento obbligatorio di un anno a partire dal 10 gennaio dopo la vendemmia.

Caratteristiche

La tavola del Dolcetto

Classico vino da tutto pasto, il Dolcetto va servito fresco di cantina, sui 14-16 °C di temperatura.

Predilige antipasti di salumi, primi piatti con salse ricche a base di carne o di funghi, paste ripiene, tipo agnolotti e ravioli, con farcia di carne e condite con burro e formaggio, pietanze di carne bianca e rossa, polente condite, formaggi freschi come le robioline delle Langhe e di media stagionatura.

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